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Il disc jockey[1] (sinonimi: "disk jockey",[2] "disc-jockey", "DJ",[3] "dj",[4] "deejay")[5] è una figura professionale del mondo della musica.

La figura del dj Modifica

Il disc jockey, o più comunemente DJ, è un intrattenitore che si occupa di mixare musica trasmessa in un ambiente, selezionando (a seconda del suo stile, delle occasioni e dei gusti del pubblico) brani musicali di vario genere attraverso la tecnica del mixaggio (in inglese mix, miscelazione) in modo da unire in sequenza più tracce provenienti da supporti musicali come il disco in vinile, il CD quindi files audio (come ad esempio quelli in formato mp3), in modo da ottenere un unico flusso musicale che risulti piacevole all'ascoltatore.

L'attività svolta dal Disc Jockey al fine di creare mix di suoni in maniera limpida è definita con il termine inglese DJing, attività che richiede conoscenze teorico-pratiche di carattere musicale ed elettronico.

Anche un DJ, come un cantante, si esibisce per il pubblico. Un DJ, se diventato particolarmente famoso, può decidere di incidere un vero e proprio disco contenente i suoi live musicali, i suoi mixaggi ed eventualmente le sue produzioni (in questo caso, il DJ viene chiamato anche producer). Oggi Template:Citazione necessaria DJ sono considerati delle star del mondo della musica in quanto sono impegnati in tournée, serate, e altre attività imprenditoriali connesse al mondo della discografia (apertura di etichette discografiche, studi di registrazione, discoteche ed emittenti radiofoniche) tale da creare una vera e propria industria legata alla figura del DJ.

Nonostante ciò è da segnalare il fenomeno, soprattutto negli ultimi anni, di un notevole incremento del numero di DJ più o meno competenti favorito soprattutto dalle agevolazioni, dai prezzi sul mercato per DJ, dall'avvento del digitale, dalla pirateria discografica, da Internet, e dai più sofisticati lettori CDJ, che facilitano molto il lavoro di DJ rispetto agli anni passati.

La storia Modifica

Secondo alcuni la nascita del DJ coincide con i primi esperimenti radiofonici, quando i pionieri delle trasmissioni via radio collegavano dei grammofoni a dei trasmettitori. Naturalmente ci voleva qualcuno addetto a selezionare tali dischi: quel qualcuno diventerà presto il DJ con l'uscita allo scoperto della discoteca e l'esportazione in America negli anni sessanta, dove verrà coniato appunto il termine di DJ (disc jockey, letteralmente "fantino dei dischi")Nacque così una nuova forma di arte, il mixaggio, e cioè la sovrapposizione di due dischi a tempo e rispettando melodia e armonia creandone di nuove, il primo mixaggio avvenne in una chiesa sconsacrata frequentata da gay a New York, dove il dj modificò dei piatti thorens a trazione a cinghia inserendoci il controllo della velocità., i primi due dischi mixati furono un pezzo di manù di Bango e un pezzo dei led Zeppelin.

Negli anni settanta arrivò la Saturday Night Fever (Febbre del sabato sera), e la disco music. Insieme alla discoteca, il DJ acquisì sempre più prestigio, diventando l'artefice della buona riuscita di un evento e della buona fama di un locale.

Successivamente arrivarono i tempi del Loft e la discoteca divenne luogo di amore per la musica dove la gente entrava per lasciarsi trasportare dalle atmosfere create dal dj.

Li nacquero le prime star di cui il primo fu di sicuro Dave Mancuso, ispiratore di un'intera generazione di frequentatori del suo Loft, lanciando grandi DJ come Larry Levan, Kenny Carpenter, Frankie Knuckles, Nicky Siano, François Kevorkian in Italia per comprendere quanto fossero importanti i dj, basta pensare che Vasco Rossi (leggi la sua biografia) si finanziò i primi concerti con i soldi guadagnati a fare il dj, per il resto d'Italia in quel periodo pionieristico si misero il luce diventando (e qualcuno lo è ancora) dei veri e propri idoli dj come Riccardo Cioni, Steve Martin, Mozart, Claudio Cecchetto; questi personaggi sono sicuramente i primi del nostro paese, (per tutti i citati si colloca l'inizio attività intorno al 1974)se qualcun altro ha iniziato (con successo) prima, sarà inserito nella lista se in grado di dimostrarlo.

Alla fine degli anni '70 nasceva nei ghetti neri del Bronx e di Harlem un'altra interpretazione dell'arte del DJing: il turntablism, ora una delle discipline della cultura hiphop, di cui capostipite è Kool Herc, seguito da Grandmaster Flash che perfezionò le tecniche di mixaggio con due piatti proposte da Kool Herc; questa complessa arte si svilupperà (soprattutto nella cultura hiphop) fino a far diventare il giradischi un vero e proprio strumento musicale, capace di produrre dei suoni con il movimento manuale ripetuto del disco sul platter, il cosiddetto "graffio" della puntina o scratch. Con abili movimenti sul cross-fader con una mano, e sul disco con l'altra mano i DJ che praticano turntabilism riescono in questo modo a creare note, nuovi ritmi e suoni.

Furono gli americani gli inventori del movimento house music che "dette il la" a tutto un immenso filone di musica elettronica, prodotta dal DJ stesso.

Bisogna dire che Kool Herc e Grandmaster Flash hanno dato moltissimo a quello che ora è il modo di proporre i dischi da parte dei DJ nei più svariati generi musicali, come il suonare con due giradischi, l'arte di mixare insieme due canzoni e l'invenzione dei loop.

Infine, negli anni novanta i DJ ormai popolari, divennero gli idoli dei clubbers i quali presero a muoversi da una città all'altra o da un paese all'altro per seguire i loro DJ preferiti.

La console Modifica

Il mix o miscelazione consiste nel miscelare brani in sequenza e senza brusche variazioni di tempo al fine di creare un flusso sonoro continuo, a favore del pubblico sulla pista da ballo.

Per poter effettuare il mixaggio un DJ ha essenzialmente bisogno di una strumentazione professionale adatta che prende il nome di console o regia audio. La console per dj è principalmente composta da due giradischi con controllo di velocità del brano (detto pitch control), un mixer audio a due o più canali, una cuffia in funzione di preascolto del disco successivo ed eventualmente un microfono per fare animazione. Ovviamente la console va poi connessa ad un impianto di due o più diffusori stereo (o più comunemente casse acustiche) le quali necessitano di un amplificatore audio (oggi sono disponibili sul mercato anche casse acustiche preamplificate ossia con amplificatore interno). Per poter ascoltare la musica in uscita, e quindi controllare il mixaggio, il DJ si serve di un diffusore acustico detto studio monitor o in ogni caso della cuffia stereo. Alcuni DJ preferiscono la "Cassa spia", una cassa posta nell'immediata destra o sinistra, al fine di seguire al meglio le fasi del mixaggio.

Nonostante i DJ più tradizionali prediligano l'uso dei giradischi, con l'evoluzione digitale si è avuta negli ultimi anni la diffusione dei CDJ (acronimo di cd-dj), lettori per dj che supportano i compact disc, che oggi permettono persino la riproduzione ed il mix di files mp3. In alcuni modelli i CDJ integrano funzioni talvolta utili e liberatorie per la creatività come l'emulazione dello scratch, processamenti DSP del segnale come l'echo, il flanger, il delay, il filter, il loop che permette di riprodurre all'infinito un determinato spezzone di traccia detto campione o un certo numero di attacchi di brano detti CUE points. I CUE points permettono al DJ di saltare istantaneamente a punti determinati del brano in esecuzione.

Il digitale offre inoltre la capacità di mantenere inalterata la tonalità del brano, indipendentemente dalla velocità di esecuzione grazie alla tecnologia master tempo (o anche spesso pitch key) supportata da alcuni lettori CDJ. Esistono infatti programmi come Virtual DJ che appunto emulano l'attrezzatura del dj su un computer, con possibilità di registrare i pezzi ecc.

Il mixaggio Modifica

La tecnica del mixaggio si basa fondamentalmente sull'allineamento dei battiti per minuto (bpm) fra due brani diversi. Al fine di eseguire questa operazione, il DJ aumenta o diminuisce la velocità del disco in preascolto in cuffia. Il primo DJ che utilizzò questa tecnica fu Francis Grasso, DJ americano degli anni '70. In precedenza, i dj erano dei selector più che dei veri e propri disc jockey, non vi era tecnica e la loro bravura era individuata nella selezione musicale unita al controllo degli equalizzatori, e, per i più fantasiosi come David Mancuso, unita al controllo delle luci e dell'aria condizionata.

Per riuscire a mettere "a tempo" due brani quando la differenza di bpm si fa sentire (un piccolo scarto è difficilmente evitabile), il dj ricorre al bending ovvero all'azione di aumentare e diminuire la velocità del brano spingendo o opponendo resistenza alla rotazione del disco (processo similare nei CDJ) per ottenere una variazione estemporanea del bpm. In fase di miscelazione inoltre, grazie al mixer, è possibile livellare i volumi e le frequenze per armonizzare acusticamente il mix e dare un ulteriore tocco di creatività.

Esistono diverse tecniche di mixaggio: si possono utilizzare diverse combinazioni per fondere più brani insieme, come tagliare le frequenze di una ed entrare con la seconda solo con le frequenze corrispondenti, sovrapporre in maniera continua o "a tempo" solo alcuni riff durante l'applicazione di un effetto esterno o più semplicemente sfumare il volume con l'uso del cross-fader presente sul mixer. Il crossfader è un cursore orizzontale, posto solitamente sulla parte inferiore del mixer, che permette di passare un segnale audio da un canale all'altro in uscita sul master (l'audio in ascolto). Il fader in alcuni mixer implementa alcune funzioni per agire sul segnale come la "curva di taglio" delle frequenze, che a seconda delle proprie esigenze può essere più dura e netta (ad esempio per effettuare uno scratch efficace), o più fluida (permettendo di sfumare da un canale all'altro in maniera graduale).

I mixer a seconda del livello di professionalità richieste offrono molte funzioni come le unità multieffetti DSP, campionatori, filtri o uscite di tipo MIDI che permettono l'autosincronizzazione con alcune apparecchiature MIDI hardware e software come drum machines, campionatori o sequencers. I più sofisticati, o meglio, quelli di ultima generazione sono dotati di porte USB.

Turntablism Modifica

Il turntablism viene collegato immediatamente all'attività di un DJ di tipo hip hop: grazie a questa disciplina il DJ riesce a suonare il disco, cioè ad utilizzare un giradischi e un disco in vinile come strumenti musicali; gli effetti sonori prodotti vengono definiti in gergo scratches.

Una vera e propria "Bibbia" sulle tecniche di effetti ("tricks" o "routines") si è sviluppata nel tempo. Sono innumerevoli le manipolazioni possibili del disco per creare effetti sonori: dai più comuni scratch (con le sue infinite varianti) ai backspin (far suonare al contrario il disco con la mano), passando per i beat juggling (o drumming - tecnica in cui si compongono al volo le batterie). Per queste tecniche il dj utilizza prevalentemente una coppia di giradischi, in quanto più pratici per il controllo manuale della rotazione del disco anche se oggi con le tecniche digitali è possibile creare questi effetti con i CDJ che in alcuni modelli supportano tasti che riproducono in automatico tali effetti. Gli effetti inoltre si possono produrre in digitale con uno strumento detto effettiera, che oggi è possibile trovare anche nei più sofisticati mixer per DJ.

Per eseguire gli effetti con i dischi vinile sono richiesti giradischi molto più solidi e affidabili di quelli necessari ad un DJ "classico" che suona in sequenza dei brani: l'usura e lo stress a cui è sottoposto un vinile, infatti, possono portare alla vera e propria distruzione dello stesso e della puntina. Molte case produttrici di strumenti di questo tipo (Vestax, Stanton Magnetics, Shure, Ortofon, Technics ed altre) si sono specializzate nella realizzazione di strumenti adatti al turntablism, fornendo testine resistenti ai movimenti più estremi, panni che riducono la frizione tra disco e piatto (slip mat), nonché mixer con crossfader dedicati allo scratch.

Con l'avvento delle nuove tecnologie iniziano a comparire i primi DJ che praticano il turntablism con il PC, attraverso software interattivi che riproducono le funzioni delle consolle da DJ, nonostante tale metodo abbia creato moltissime critiche tra i cultori del genere.

Icona storica del turntablism è il giradischi Technics SL-1200, in uso dagli anni '70 non più in produzione dal 2010, che ha fatto la storia di questa arte musicale.

Selezione Modifica

La selezione è la proposta musicale dei brani scelti dal DJ.

Ciò che distingue i DJ (e che in alcuni casi ne fa la fortuna) è la loro capacità di creare un'atmosfera con la scelta dei dischi più opportuna a seconda della serata e del pubblico.

Sulle qualità che devono essere peculiari per un bravo DJ esistono due scuole di pensiero differenti: la prima pensa che il dj non sia un juke box che mette in sequenza i brani più in voga del momento, ma uno che sa scegliere il brano giusto che intenda i gusti del pubblico danzante al fine di intrattenerlo, cercando di proporre musica innovativa ed alternativa, lontana dal mainstream. Dall'altro lato, altri professionisti pensano che l'obiettivo intrattenitivo dell'attività del DJ possa essere raggiunto soltanto proponendo al pubblico una selezione di brani classici e orecchiabili, il che ha fatto nascere generi come la musica "dance-commerciale" o il "divertentismo" (balli di gruppo o comunque brani il cui contenuto musicale è essenzialmente legato alla loro allegria o testi umoristici).

Ad ogni modo, molto spesso il dj si affida a dei brani di successo definiti comunemente riempipista.

Il dj mixa dischi che siano simili per ritmo, tempo, genere o di un dato periodo musicale; altre volte invece il dj può decidere di mescolare nello stesso DJ set musica dalle più diverse caratteristiche o estrazioni cercando di rendere il passaggio il più armonico possibile. I DJ più bravi sanno mantenere due brani in esecuzione per svariati minuti.

Note Modifica

  1. "Disc jockey" è un termine mutuato dalla lingua inglese che tradotto letteralmente significa "fantino del disco".
  2. "Disk jockey" è un termine mutuato dalla lingua inglese che tradotto letteralmente significa "fantino del disco".
  3. "DJ" è l'acronimo di "disc jockey" e "disk jockey".
  4. "DJ" inteso come acronimo di "disc jockey" e "disk jockey" ("DJ" non è solo l'acronimo di "disc jockey" e "disk jockey", si veda la voce DJ) è molto diffuso nel linguaggio comune e come tutti gli acronimi molto diffusi nel linguaggio comune viene anche scritto tutto minuscolo.
  5. "Deejay" è un termine mutuato dalla lingua inglese che nasce dall'unione dei nomi inglesi delle lettere che formano l'acronimo "DJ" e la sigla "D.J.": "dee" (nome inglese della lettera "D") e "jay" (nome inglese della lettera "J").

Voci correlate Modifica

Bibliografia Modifica

  • De Giovanni Max, Disco selector. Professione DJ, la storia, Tipografia Moderna (Ravenna), 2008
  • De Luca Fabio, Mamma, mamma, voglio fare il dj, Arcana, 2003
  • Coccoluto Claudio, Pacoda Pierfrancesco, Io, DJ. Musica, moda, stili di vita. Perché il mondo è diventato una gigantesca pista da ballo?, Einaudi, 2007
  • Veneziano Luca, "Gran Galà DJ" Incontro Editore, 1988.
  • Teomelìa D.J. (Amante Filippo) il mixaggio nelle radio.
  • Corrado Rizza, Marco Trani, "I love the nightlife"' Wax Production (Roma), 2010

Altri progetti Modifica

Collegamenti esterni Modifica

Fonti Modifica

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