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Playboy
Stato Flag of the United States Stati Uniti d'America
Lingua Inglese
Periodicità Mensile
Genere Erotica
Fondazione 1953
Formato Magazine
Sede Chicago, Illinois
Tiratura 3.005.753 (2005)
Direttore Hugh Hefner
ISSN 0032-1478
Sito web http://www.playboy.it/ Playboy
 

Playboy (o Playboy Magazine) è una celebre rivista rivolta prevalentemente al pubblico maschile eterosessuale, fondata nel 1953 a Chicago da Hugh Hefner, e diffusa in tutto il mondo sia nella versione originale sia in edizioni locali.

Dalla rivista si è sviluppata la Playboy Enterprises, società quotata alla borsa valori di New York con la sigla PLA, che si occupa dell'intrattenimento per adulti attraverso praticamente ogni tipo di media. Il logo di Playboy (una testa stilizzata di coniglio con un farfallino da smoking) è uno dei marchi più noti e diffusi al mondo e in qualche modo oggetto di un "culto" specifico (vengono per esempio venduti in tutto il mondo adesivi col logo di Playboy da applicare, per esempio, alla carrozzeria delle automobili).

All'inizio il simbolo della società è un cervo (stag), richiamo al rito maschile della caccia, ma anche delle serate per soli maschi, in cui si vedono in case private filmini pornografici muti: stag party. Poi con un colpo di genio grafico, il logo diventa un coniglio di bell'aspetto, giocherellone e sexy che indossa uno smoking.

File:Hefner2006.jpg

Nel 1954, nasce la "Coniglietta"Modifica

Nel 1954 nasce la Playmate, la coniglietta. Un anno dopo, nel luglio del 1955, nel pieghevole appare Janet Pilgrim, una delle sue segretarie che accetta di posare nuda. Hugh ha trasformato la sua amante nella coniglietta del mese: la distanza tra lavoro e sesso, pubblico e privato, è minima. Pilgrim è il primo modello delle future famose-sconosciute dell'era tv dei decenni successivi e quindi teorizzate da Warhol con la sua frase sul quarto d'ora di celebrità, che spetterebbe a chiunque. Inoltre Hefner fa entrare la via privata nel processo produttivo rendendo pubblica la sua vita privata trasformando la segretaria e amante in "ragazza del mese".

La rivista esce mensilmente e propone servizi fotografici di nudo femminile insieme ad articoli di costume, moda, sport, politica, interviste a personaggi illustri di ogni settore, nonché contributi letterari di autori famosi (per esempio Arthur C. Clarke o Stephen King). La linea editoriale adottata negli articoli dedicati alla politica e alla società è in genere considerata di taglio piuttosto liberal.

Playboy fu la prima rivista esplicitamente dedicata alla fotografia erotica, ed ebbe (anche grazie alla figura carismatica di Hefner) un ruolo non irrilevante nel movimento noto come rivoluzione sessuale. Il genere di fotografia di nudo proposta da Playboy viene oggi definita softcore, contrapposto alla pornografia hardcore introdotta inizialmente da Penthouse e poi sviluppatasi, a partire dagli anni settanta, nell'enorme mercato dell'editoria pornografica. Tra le altre caratteristiche di Playboy destinate a fare la storia delle pubblicazioni soft o hardcore vi fu l'uso del "paginone centrale" (espressione poi entrata nell'uso comune) dedicato interamente alla riproduzione di una singola fotografia, in grande formato. Le modelle a cui vengono dedicati i paginoni centrali della rivista vengono dette playmate (letteralmente: "compagne di giochi", ma in italiano "conigliette").

Cenni di storia Modifica

Il primo numero di Playboy fu pubblicato nel dicembre del 1953 e venduto a 50 centesimi di dollaro. Vi compariva l'allora esordiente Marilyn Monroe, scattata da Tom Kelley, e comprata a modico prezzo da Hefner da una casa editrice di calendari e poster di pin-up, a cui fu dedicato il primo "paginone centrale"; vendette l'intera tiratura di 53.991 copie. Una copia del primo numero in condizioni perfette è un pezzo da collezione quotato nel 2002 attorno ai 5.000$.

Il logo della rivista fu disegnato da Art Paul e comparve per la prima volta nel secondo numero. Hefner dichiarò di aver scelto l'immagine di un coniglio con lo scopo di alludere in modo giocoso a un certo tipo di atteggiamento sessuale.

Dal 1955 al 1979 (con l'eccezione di un intervallo di sei mesi nel 1976), la "P" di "Playboy" apparve decorata con un certo numero di stelline, variabile da 0 a 12. Ne nacque una leggenda metropolitana secondo cui il numero di stelle indicava una sorta di giudizio di Hefner sulla playmate del mese (sulla sua avvenenza o sulle sue prestazioni sessuali) o altre valutazioni di questo tipo. Questa leggenda risultò essere infondata; il numero delle stelle aveva a che vedere con i contenuti pubblicitari nazionali o internazionali di una particolare edizione.

Playboy non è solo una rivista di nudi, oltre che d'intrattenimento colto - nel primo numero contiene articoli sul jazz, sul "Decameron", brani di "Sherlock Holmes" - ma anche una rivista d'interni: un reportage sul design per l'ufficio moderno. Da allora in poi, la creatura di Hefner ha lavorato sullo spazio e sulla sua immaginazione. Hefner ha realizzato per mezzo delle pagine del suo periodico, ma anche mediante le foto della sua casa, e poi dei Playboy Club, la teatralizzazione dello spazio domestico. Quello che Playboy ha prodotto non stato solo un impero un impero economico fondato sul sesso vero, e neppure un Playboy ebbe il suo momento di maggior successo negli anni settanta. L'avvento delle riviste pornografiche in senso stretto (a partire da Penthouse) e poi dei video pornografici intaccarono in modo significativo la sua posizione sul mercato. Per contrastare questa competizione, Playboy ha agito principalmente modificando anche il proprio target, e configurandosi in modo sempre più netto come una rivista "di lusso" per uomini adulti di un certo livello culturale e sociale.

Christie Hefner, figlia di Hugh Hefner, divenne CEO di Playboy nel 1988.

La rivista ha celebrato nel gennaio 2004 il suo cinquantesimo anniversario, con grandi feste a Las Vegas, Los Angeles, New York e Mosca. Playboy è anche una delle riviste più diffuse al mondo, con circa trenta edizioni pubblicate in ogni parte del mondo, dal Brasile al Giappone, dalla Lituania alle Filippine, dalla Francia all'Argentina. L'edizione italiana, dopo alterne vicende, è scomparsa nel 2003 per poi tornare in vendita nel 2008.

Le interviste Modifica

Una rubrica di Playboy di particolare importanza sono le interviste mensili a personaggi celebri, divenute famose per il loro livello di approfondimento. Il testo viene estrapolato da confronti che possono durare oltre 10 ore. Fra gli intervistatori più noti che hanno lavorato per Playboy ci sono Alex Haley e Alvin Toffler.

La rubrica Playboy Interview iniziò nel settembre 1962 (volume 9, numero 9) con Miles Davis. Fra le celebrità intervistate negli anni da Playboy compaiono Jimmy Carter, John Lennon, Fidel Castro, Ayn Rand, Vladimir Nabokov, Gabriel Garcia Marquez, Allen Ginsberg, Malcolm X, George Lincoln Rockwell, Kurt Vonnegut, Bertrand Russell, Salvador Dalí, Martin Luther King Jr., Jean-Paul Sartre, George Wallace, Cassius Clay, Madalyn Murray O'Hair, Orson Welles, Ralph Nader, Arthur C. Clarke, Yasser Arafat, Steve Jobs, Stephen Hawking, Larry Ellison, Shintaro Ishihara, Robert De Niro, Carl Sagan e Barbra Streisand.

Il numero più venduto e "Lenna" Modifica

Il numero più venduto di Playboy fu quello del novembre 1972, con 7.161.561 copie vendute. La copertina fu realizzata da Jack Niland secondo i principi della Dharma Art insegnati dal maestro di meditazione tibetano Chogyam Trungpa Rinpoche. Una porzione del paginone centrale di questo numero (dedicato alla playmate Lena Sjööblom) divenne un'immagine standard per il collaudo degli algoritmi di elaborazione digitale delle immagini; l'immagine è nota nel settore col nomignolo di Lenna (o Lena).[1]

Le Playmate Modifica

Numerose celebrità hanno posato negli anni per Playboy; fra le altre:

Cinema:

Musica:

Sport:

Televisione:

Moda:


Per un elenco di tutte le playmate di Playboy suddivise per decennio, vedi anche:

Curiosità Modifica

  • Il primo numero di Playboy non aveva la data: Hugh Hefner dubitava sarebbe uscito un secondo numero.

Note Modifica

  1. The Lenna Story

Fonti: Pornotropia di Beatriz Preciado.

Voci correlate Modifica

Altri progetti Modifica

Collegamenti esterni Modifica

Siti ufficiali Modifica

Edizioni locali Modifica

Altro Modifica

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