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Primi concerti di Elton John
Elton John in concert in 1971
Elton insieme a Dee Murray e Nigel Olsson, i due musicisti con i quali lanciò nello show-biz la propria carriera
Tour di Elton John
Inizio Londra
  25 marzo 1970
Fine Londra
  20 dicembre 1970
Spettacoli
Cronologia dei tour di Elton John
/ Primi concerti di Elton John Concerti 1971 Elton John (1971)

I primi concerti di Elton John corrispondono alle primissime esibizioni live, tenutesi nel 1970, di Reginald Kenneth Dwight (che pochi anni prima aveva coniato il nome d'arte di Elton John).

Dati tecnici Modifica

Il primo vero show (dopo qualche sporadica apparizione radiofonica per conto della BBC nel biennio 1968/69[1]) ebbe luogo il 25 marzo 1970 a Londra (precisamente al Revolution Club[2]). Elton aveva già pubblicato il suo album di debutto Empty Sky (1969) e registrato in contemporanea l'omonimo Elton John e Tumbleweed Connection (per conto della Dick James Music); con l'esplicito fine di sfruttare al massimo le potenzialità del nuovo talento, si decise di preparare una serie di esibizioni live nel corso del 1970 che potessero in qualche modo colpire la critica musicale dell'epoca. Furono stabilite 45 date in totale: 17 nel Regno Unito, una in Belgio e ben 27 negli Stati Uniti. L'ultimo show si tenne al Roundhouse di Londra (insieme ad altri artisti: era un concerto di beneficenza[3]).

La Elton John Band Modifica

La futura rockstar era accompagnata soprattutto dal primissimo nucleo della Elton John Band, costituita dal bassista Dee Murray e dal batterista Nigel Olsson; John chiese al chitarrista Caleb Quaye di unirsi a loro, ma quest'ultimo declinò l'offerta, preferendo rimanere negli Hookfoot (i quali comunque accompagneranno Elton nel corso di qualche esibizione[4]). Nell'estate del '70 fu caldeggiata la possibilità, da parte di Elton, di diventare il pianista della band di Jeff Beck, ma la cosa non andò in porto per non offuscare l'astro nascente di John. In definitiva, il gruppo ufficiale della Elton John Band rimase un ristrettissimo nucleo di tre musicisti[5]: cosa davvero inusuale e incredibile per l'epoca, considerato che nessuno aveva mai osato eliminare la chitarra da una classica formazione rock per sostituirla con il pianoforte. Alcune esibizioni (principalmente trasmissioni per conto della BBC) videro comunque la partecipazione dei già citati Hookfoot, delle Chanters Sisters e di qualche session man dell'album eponimo del cantautore, quali ad esempio Lesley Duncan, Madeleine Bell, Kay Garner e lo stesso arrangiatore Paul Buckmaster.

Il grande successo Modifica

In Europa, inizialmente, Elton non venne molto considerato; ma la notevole abilità live del trio sortì gli effetti sperati al momento dello sbarco negli Stati Uniti[6]. Qui, diverse persone facenti parte della casa discografica del promesso cantautore (la Dick James Music) si impegnarono a promuovere l'album Elton John ed a stimolare l'interesse degli addetti al settore. Ciò che consacrò la carriera del pianista di Pinner, lanciandolo come futura star internazionale, fu però la serie di concerti (dal 25 al 30 agosto) tenutasi al Troubadour Club di Los Angeles[7]. La critica rimase colpita dall'energia dirompente, dalle improvvisazioni di un trio che suonava come un'intera orchestra e dall'atmosfera degli show scrivendo di un "nuovo messia rock" e di un "erede dei Beatles", che aveva appena scalato le classifiche USA con l'album omonimo (nel frattempo pubblicato) ed il singolo Take Me to the Pilot/Your Song. Robert Hilburn riportò sul Los Angeles Times i dettagli di quella sera, definendo Elton "magnificente" e la "nuova stella del rock'n'roll"[8]. La scaletta di quella portentosa serata includeva Your Song, Bad Side of the Moon, Sixty Years On, I Need You to Turn To, Border Song, Country Comfort, Take Me to the Pilot, la cover eltoniana di Honky Tonk Woman e Burn Down the Mission[9]: erano quindi stati inseriti due brani dell'album Tumbleweed Connection (che ancora non era stato pubblicato) e la B-side (Bad Side of the Moon) del singolo Border Song.

Lo spettacolo al Troubadour fu poi inserito dal magazine Rolling Stone tra i 20 eventi ad aver cambiato la storia del rock'n'roll, e definito "una delle dieci notti più importanti di tutta la storia del rock"[10]; divenne il fondamentale preludio di una carriera live costituita da oltre 2600 concerti. Nel corso delle apparizioni successive del 1970, Elton fu studiato e ammirato da spettatori illustri quali Bob Dylan e Leon Russell, mentre la MCA Records (etichetta discografica americana) lo metteva sotto contratto e nel Regno Unito non si capacitassero di come avessero potuto trascurarlo (John avrebbe sovente avuto un occhio particolare per il Paese che lo aveva "scoperto", a discapito della madrepatria). Il 17 novembre, Elton tenne uno show a New York City (registrato e trasmesso via radio) che mandò il pubblico in delirio (esso sarà pubblicato l'anno successivo con il nome di 17-11-70[11]). Il successo di critica e di pubblico riscontrato permise al management del pianista di Pinner di preparare una nuova serie di concerti, previsti per il 1971.

Date Modifica

La scaletta completa di 17-11-70 Modifica

Troubadour 02

Il Troubadour di Los Angeles, dove Elton debuttò negli Stati Uniti.

Formazione Modifica

Voci correlate Modifica

Note Modifica

  1. Elton John: tutti i concerti dal 1968 ai giorni nostri. URL consultato il 06-08-2010.
  2. Elton John: tutti i concerti dal 1968 ai giorni nostri. URL consultato il 06-08-2010.
  3. Elton John: tutti i concerti dal 1968 ai giorni nostri. URL consultato il 06-08-2010.
  4. Elton John: tutti i concerti dal 1968 ai giorni nostri. URL consultato il 06-08-2010.
  5. Elton John: la biografia. URL consultato il 06-08-2010.
  6. Elton John: la biografia. URL consultato il 06-08-2010.
  7. Elton John: la biografia. URL consultato il 06-08-2010.
  8. (INGLESE) Robert Hilburn: Elton John New Rock Talent. URL consultato il 16-10-2010.
  9. (INGLESE) Elton John: The Troubadour 40 Years On. URL consultato il 16-10-2010.
  10. (INGLESE) Elton John: The Troubadour 40 Years On. URL consultato il 16-10-2010.
  11. Elton John: la biografia. URL consultato il 06-08-2010.

Collegamenti esterni Modifica

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