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La malattia anche conosciuta col nome generico di vaginosi (VB), più spesso vaginosi batterica, ma anche più aspecificamente come vaginite batterica è un'infezione della vagina di origine batterica; è la causa più comune dei disturbi vaginali delle donne in età fertile. Viene spesso percepita come una patologia banale ed è spesso mal curata con trattamenti non efficaci. La causa della vaginosi batterica sembra essere dovuta ad un'alterazione dell'equilibrio della microflora vaginale, con sviluppo abnorme di germi commensali che, a seguito di un'alterazione dell'ecosistema vaginale, per varie cause si trasformano in patogeni.

Il principale agente responsabile della maggior parte delle vaginosi è la Gardnerella vaginalis, l'unico batterio conosciuto del genere Gardnerella. Dal 1999, isolato per la prima volta da Rodriguez et al., è stato riconosciuto nella vaginosi anche il ruolo dell'Atopobium vaginae, un cocco batterio Gram-positivo anaerobo [1]; questo batterio è presente nel 50% dei casi di vaginosi batterica [2].

Epidemiologia e cenni storiciModifica

Il National Center for Health Statistics - National Health and Nutrition Survey (NHANES) in un'indagine condotta su più di 12.000 donne negli USA nel 2001-2004 ha rilevato che la prevalenza della vaginosi batterica era del 29.2%, ma solamente il 15.7% era sintomatica. La prevalenza era del 51.4% tra le donne di razza nera, del 31.9% tra le donne messicane e del 23.3% tra le donne bianche non ispaniche. Inoltre la vaginosi batterica era significativamente più alta tra le donne con una storia di più partner sessuali, con una storia di partner femminili, con alta frequenza di docce intime, con basso livello di istruzione, fumatrici, sovrappeso e con precedenti gravidanze. Sembra invece essere protettiva la pillola estroprogestinica [3]. Tra le donne militari neo-arruolate, in un altro studio USA, si rileva una prevalenza di vaginosi batterica del 27% [4].

Prevalenza della vaginosi batterica in vari paesi

PaesePrevalenza trovataRif. bibliografico
Italia5% (asintomatiche)[5]
Finlandia (Helsinki)12%[6]
Danimarca14%[7]
Gran Bretagna (Londra)21%[8]
India (Goa)18%[9]
Giappone14%[10]
Taillandia16%[11]
Indonesia17%[12]
Svezia14%[13]
Marocco19-24%[14]
Perù25-44%[15]
Uganda51%[16]

Nelle donne lesbiche, secondo una letteratura consolidata [17] [18] [19] [20] [21] [22] [23] [24] [25], si verifica un'alta prevalenza di vaginosi batterica rispetto alle non lesbiche; nel NHANES study essa è del 45,2% rispetto al 29,2% riscontrato in tutte le donne controllate. Il motivo di ciò non è ben chiaro, ma ricerche indicherebbero nelle pratiche sessuali praticate una delle ragioni di questa alta prevalenza. Secondo uno studio [26], se una donna lesbica ha la vaginosi batterica vi è una probabilità 20 volte più alta che la partner abbia anch'essa la vaginosi.

Nelle donne eterosessuali le alte incidenze di vaginosi batterica si hanno nelle donne che:

Il sesso orale (cunnilingus) è associato a più alte percentuali di vaginosi batterica [37].

Il trattamento antibiotico del partner maschio di donne con vaginosi batterica non riduce la ricorrenza della stessa patologia [38] [39] [40].

Al contrario l'uso del condom (profilattico) riduce la prevalenza[41] [42].

EziologiaModifica

Non è ancora stato del tutto chiarito se la vaginosi sia o meno una malattia a trasmissione sessuale: alcuni elementi negherebbero ciò mentre altri lo confermerebbero. Gli elementi che confermerebbero l'ipotesi della trasmissione sessuale sono: promiscuità sessuale, frequenza dei rapporti sessuali, NON uso del condom, sesso anale, sesso orale anche in assenza di penetrazione in donne lesbiche o vergini, epoca di inizio precoce dell'attività sessuale, isolamento di ceppi batterici uguali nel maschio partner [43].

Gli elementi che negherebbero l'ipotesi della trasmissione sessuale sono: la presenza dei patogeni per la vaginosi come la G. vaginalis e l'Atopobium vaginae in donne vergini senza precedenti di rapporti sessuali, la presenza di vaginosi batterica anche in donne non sessualmente attive, pur con una più bassa incidenza.

L'ipotesi etio patogenetica più accreditata ritiene che il normale delicato ecosistema vaginale venga alterato da tutta una serie di circostanze che possono consentire lo sviluppo abnorme di germi patogeni normalmente commensali, non patogeni della flora vaginale. Tra le circostanze più note e frequenti c'è l'uso dello IUD e soprattutto l'attività sessuale.

I dati epidemiologici confermano che il cambiamento dell'ecosistema caratteristico della vagina è la causa etiologica della vaginosi batterica.

PatogenesiModifica

Ruolo della Vitamina D Modifica

Dati recenti indicano come la carenza di Vitamina D abbia un ruolo nell'insorgenza della vaginosi batterica durante la gravidanza[44][45].

La Vitamina D è una sostanza ad azione pleiotropica[44], che svolge la sua attività ben oltre le note attività di formazione ed omeostasi della massa ossea[45]; recentemente è stata infatti da più parti sottolineata l'importanza delle azioni della vitamina D non classiche in una varietà di tipi di cellulari. Queste azioni includono[45]:

  • la modulazione del sistema immunitario innato e adattativo,
  • la regolazione della proliferazione cellulare.

Inoltre un adeguato apporto di vitamina D è essenziale per la salute materna e fetale durante la gravidanza, ed inoltre ancora i dati epidemiologici indicano che molte donne incinte hanno livelli sub-ottimali di vitamina D[45].

In particolare la carenza di vitamina D è correlata con[45]:

  • preeclampsia[46],
  • diabete mellito gestazionale[47][48],
  • vaginosi batterica[49],
  • aumento del rischio di parto cesareo[50].

Lavori recenti sottolineano l'importanza del ruolo non classico della vitamina D in gravidanza per la salute della placenta[45]. La placenta, infatti, normalmente risponde alla Vitamina D comportandosi come un modulatore di impianto, stimolando la produzione di citochine e la risposta immunitaria alle infezioni. Questi dati indicano come sia importante intervenire preventivamente sullo stato di deficit serico di Vitamina D al fine di migliorare gli outcomes materno-fetali[46].

Un recente studio (2010) condotto a Baltimora negli USA su giovani adolescenti gravide (<18 anni) ha evidenziato una forte correlazione lineare tra carenza di Vitamina D e i mesi invernali, l’emoglobinopenia, mentre è inversamente proporzionale la presenza di 25(OH)D con la vaginosi batterica[51].

Infine Bodnar et al. 2009[49] studiano, su 469 donne gravide, lo stato della vitamina D serica correlandolo con la presenza di vaginosi batterica. Gli autori dimostrano una relazione inversa tra i livelli di 25-(OH)-vitamina D nel siero e la presenza di vaginosi batterica. La prevalenza della vagnosi diminuiva fino ad un valore massimo in percentuale pari ad una concentrazione > a 80nml/L di siero di 25(OH) Vit. D. Lo studio conclude sostenendo che: ... la carenza di vitamina D è associata a BV....

ComplicanzeModifica

La complicanza più frequente della vaginosi batterica è il parto pretermine nelle donne gravide, questa è significativamente associata con la presenza di elevate concentrazioni in vagina di Gardenerella vaginalis e Atopobium vaginae [52] [53].

Displasia cervicale (CIN) Modifica

Exquisite-kfind Per approfondire, vedi la voce Test di Papanicolau.

La Neoplasia Cervicale Intraepiteliale o CIN o displasia cervicale è stata messa in relazione con la vaginosi batterica specie se riferita alla gravità della prima[54]. Spesso questa correlazione tra le due patologie viene misconosciuta, specie se le donne sono asintomatiche[55]. In generale vi è un'alta correlazione tra vaginosi e alto grado di CIN[56].

Un recente studio giapponese condotto da ricercatori della Nagoya University su 405 casi di neoplasia cervicale confrontati con più di 2000 donne con controlli negativi, ha mostrato un'associazione inversa tra l'assunzione di calcio alimentare e/o la vitamina D e il rischio di sviluppare una neoplasia cervicale in questo gruppo di donne giapponesi.[57].

Anatomia patologicaModifica

ClinicaModifica

Segni e sintomiModifica

File:Trichomoniasi01.JPG

Esami di laboratorio e strumentaliModifica

Diagnosi differenzialeModifica

Diagnosi precoceModifica

Risvolti psicologiciModifica

TrattamentoModifica

Trattamento chirurgicoModifica

Trattamento farmacologicoModifica

Il trattamento è volto a ripristinare il giusto equilibrio della flora batterica vaginale, e dunque si ricorre agli antibiotici (metronidazolo, clindamicina, ecc.) solamente quando possono insorgere complicanze, dato che questi attaccano indistintamente gli agenti infettivi e la normale flora vaginale; sono indicati dunque durante la gravidanza, prima di un intervento chirurgico, e così via.

Negli altri casi si ricorre a cure reintegrative di Lactobacillus volte al ripristino del pH fisiologico della vagina, naturalmente ostile allo sviluppo dei batteri responsabili della vaginosi.

Il metronidazolo è il chemioterapico più usato per la terapia della vaginosi, ma va ricordato che il batterio Atopobium vaginae è costituzionalmente resistente a questo antibiotico [58] [59] [60] [61].

PrognosiModifica

Postumi e follow upModifica

PrevenzioneModifica

L'infezione provoca un'alterazione della flora vaginale batterica, si verifica cioè una diminuzione del numero di Lactobacillus acidophilus e di altri microrganismi normalmente presenti nella vagina e un aumento del numero di microrganismi infettivi.

Spesso la causa scatenante della vaginosi è proprio la diminuzione della flora vaginale, che provoca l'alterazione del pH della vagina che diventa così un terreno umido adatto allo sviluppo di batteri estranei.

La flora vaginale può alterarsi a seguito dell'uso improprio o eccessivo di lavande vaginali, durante l'uso di antibiotici e anche a seguito del contatto con lo sperma maschile, che modifica il pH della vagina rendendola un ambiente non adatto allo sviluppo di Lactobacillus; proprio per quest'ultimo motivo, pur non essendo una malattia sessualmente trasmissibile la vaginosi si presenta molto più frequentemente in donne sessualmente attive.

La vaginosi batterica è la seconda causa di incidenza per la vaginite; provoca una perdita vaginale (leucorrea) di colore bianco o grigio, densa e dall'odore caratteristico simile al pesce, soprattutto dopo il coito, che generalmente non è doloroso; spesso è asintomatica.

NoteModifica

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BibliografiaModifica

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Voci correlateModifica

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Collegamenti esterniModifica

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